Intervista a Carolina Petrucci

a cura di Mario Mangone

 

 

Carolina, come intendi il viaggio in una città come Napoli?

 

Napoli è una città che non sembra voler farsi consumare dal turismo classico, il turismo mordi e fuggi, che crea soprattutto gentrification, omologazione e disneyficazione.

È innegabile, tuttavia, che la città sembri comunque esserne una vittima, e che non riesca a gestire al meglio le masse turistiche: l’implosione di negozi street-food, l’aumento dei prezzi nelle località più in vista, l’esasperazione degli atteggiamenti teatrali.

Alla fine Napoli è una città che odio e amo, una realtà complessa per la vita quotidiana, che si nutre del sangue dai suoi cittadini, che ne parlano come di una donna capricciosa, voluttuosa e ambigua, una sirena.

L’aspetto che forse crea più disagi ma altrettanti sorrisi e orgoglio è certamente la “spontaneità” dei suoi abitanti che si diffonde così nel suo territorio, nelle architetture, nella gastronomia, musica e arte. Napoli non è una città bella per antonomasia, è complessa e questo la rende bella e degna.

 

Quindi secondo te, esiste un’anima ancora non rivelata dalle politiche turistiche operanti su questo territorio?

 

Sì a mio avviso c’è un nucleo fondante della città che ancora non è stato esplorato fino in fondo. Certo si parla della sua storia, delle sue eccellenze,  ma il tempo è una variabile fondamentale per la sua visita. Non vale la pena visitare la città in 2-3 giorni, mangiare la pizza da Sorbillo, fare un salto a Pompei, visitare il museo Archeologico, fare una gita a Procida e/o sul Vesuvio e tornarsene a casa. E con questo non dico che non siano esperienze da fare, e col turismo di massa si ha certo poco tempo, ma il mio consiglio è quello di lasciare che la città ti colpisca, che ti offra lei stessa spontaneamente qualcosa di assolutamente straordinario, e questo modo di assaporarla si rende possibile solo con un’attenta osservazione, con un “turismo lento”, e con la conoscenza.

 

Quindi “tempo” e “conoscenza” sono due categorie fondamentali per sviluppare una nuova politica turistica a Napoli?

 

Sì, è opportuno distinguersi radicalmente da ciò che classicamente viene può essere considerata una visita turistica a Napoli. Per questo è fondamentale che le tante e molteplici figure cittadine offrano aiuto al turista che si trova nella città del sole. Quanto più si legge e si confrontano esperienze e opinioni diversificate sulla città, tanto più si può vivere Napoli in quanto tale, scavarla nel profondo e soprattutto comprenderne l’anima. Dalle sirene all’industria, da Pulcinella a Scarpetta, da S. Gennaro a Maradona.

 

 

Quindi il viaggio che tu proponi, non è tanto legata sull’oggetto o soggetto in sé, ma sulle relazioni che si sviluppano tra essi e nelle tracce che il tempo ha lasciato in queste relazioni?

 

Sì, secondo me, il viaggio turistico dovrà somigliare più ad una “ricerca” sofisticata, ad un affondare la propria curiosità nel buco nero della sua storia. Infatti il mio investigare su questa città,  vuole partire da un’esperienza molto conosciuta da chi si occupa di storia dell’arte, ma poco dai cittadini e dalla gran parte dei  turisti che affollano le strade di questa famosa città.

 

Sto parlando di un’esperienza commerciale che parla sottovoce tra le strade di via Toledo, il Salone Margherita, La Galleria Umberto I°,  è quella dell’esperienza commerciale di Emiddio e Alfonso Mele che nel 1895 hanno aperto nel Palazzo della Borghesia (ora sede di una banca) un enorme centro commerciale, il secondo apertosi in tutta Italia.

 

Navigare in questa specifica storia, significa ritrovare in essa, come in un caleidoscopico strumento, la possibilità di attraversare uno dei passaggi decisivi per il suo salto nel tempo della “modernità” urbana, alle diverse scale locali, nazionali ed internazionali. Tra moda, glamour, pubblicità, lusso, musica, immagini, nuove relazioni funzionali tra oggetti e persone, navighiamo in profonde fratture tra il mondo della “vecchia capitale” e la crescita della “nuova europa”, dei sensi e dei diversi linguaggi fondanti la nuova vita metropolitana internazionale.